Finanza digitale, come cambia la banca?
March 03, 2019

Finanza digitale, come cambia la banca?

Le innovazioni tecnologiche digitali vanno oggi ridefinendo gli assetti del comparto finanziario alle sue radici, talvolta integrandosi, talvolta sostituendosi ai servizi e prodotti tradizionali. L’innovazione è multisettoriale e a tutto campo, dai pagamenti tramite dispositivi mobili ai finanziamenti ai privati e alle imprese, dalle valute virtuali alla consulenza automatizzata. Termini come mobile payments, intelligenza artificiale, chatbot, social lending e blockchain, prodotti della finanza digitale, entrano nel linguaggio comune, segnando un vero cambio di paradigma. Gli istituti finanziari tradizionali si trovano pertanto alle prese con un processo di trasformazione obbligato, imposto dall’ascesa dei nuovi attori portatori delle nuove tecnologie.

Per dare qualche numero, oltre 750 società fintech a livello internazionale sono sorte dal 2011 ad oggi, raccogliendo finanziamenti per 26,5 miliardi di dollari, come riporta l’Osservatorio Digital Finance del Politecnico di Milano. Lo studio rivela anche come la categoria banking sia quella che ha attratto i maggiori investimenti, con particolare successo per le società di lending & financing, seguita dai nuovi servizi digitali nell’ambito degli investimenti.

I nuovi operatori si rivolgono direttamente ai consumatori e/o ad aziende non finanziarie, ponendosi come concreta alternativa alle banche anche come target. Un vero e proprio universo in fermento che apre il mondo bancario tradizionale alla necessità (ma anche opportunità) di cambiamento. Secondo una ricerca dell’Economist Intelligence Unit, oltre la metà delle transazioni finanziarie, entro il 2020, avverrà attraverso società fintech invece che tramite gli operatori tradizionali. Al tempo stesso, secondo uno studio realizzato da McKinsey circa gli sviluppi del settore bancario nel mondo, i profitti degli istituti tradizionali potrebbero calare del 30% in alcune aree geografiche entro il 2020. In particolare, sarebbero le banche dei paesi sviluppati quelle maggiormente colpite da questa situazione.

Cosa ne pensano gli istituti bancari?

Secondo PwC in Italia, quattro banche su cinque temono che parte del proprio business attuale possa essere fagocitato dalle piattaforme Fintech, in particolare sul fronte pagamenti, fund transfer e finanziamenti. Le banche italiane sono inoltre meno inclini ad accogliere la distruption delle fintech ed a fare investimenti interni mirati per migliorare il proprio livello di innovazione e si attendono inoltre ritorni inferiori dalla collaborazione con le società fintech.

E gli utenti?

L’utilizzo di soluzioni basate sul digitale e sulla tecnologia mobile sta divenendo un’abitudine sempre più diffusa tra gli utenti di servizi finanziari. Secondo il Rapporto World Retail Banking 2016 di CapGemini/Efma, il 63% del campione intervistato utilizza con regolarità i servizi della finanza digitale e oltre il 55% di questi è propenso a consigliarne l’uso ad altri utenti rispetto ai prodotti finanziari più tradizionali. Per quanto riguarda gli utenti italiani, da un’indagine condotta da Ernst & Young, emerge che più di un italiano su tre ritiene che nel futuro non ci sarà più bisogno delle banche tradizionali. Quello della finanza digitale è infatti un viaggio irreversibile, che porta con sé anche un cambiamento culturale senza precedenti, basato su un’attitudine al digitale del tutto nuova. Quale evoluzione possiamo dunque attenderci dal settore bancario italiano in questo contesto? Si parlerà di vincitori e vinti o tra il vecchio e il nuovo si stabiliranno possibili nuovi scenari collaborativi? Questi interrogativi sono destinati, almeno per ora, a rimanere in sospeso. Quanto è certo è che la finanza digitale è destinata a continuare ad interfacciarsi con quella tradizionale, offrendosi come alternativa sempre più valida alla prima, efficiente, più accessibile e a costi inferiori, e nel giro di pochi anni, potremo trovarci di fronte a dei modelli e degli equilibri ben differenti dagli attuali.